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SETTORE:
PSICOLOGIA ANALITICA |
Jung Today:
Volume 1- Adulthood - ISBN: 9781607418931 - 292 p. Conceived in two volumes, a project on the recent developments in analytical psychology, which gathers together contributions by internationally known professionals. It includes theoretical and clinical unpublished papers written by Italian analytical psychologists, together with some contributions by French, German, British and American Jungian analysts. The aim of volume one is to highlight the fertility of Jung’s analytical psychology and how basic Jungian concepts have been recognized by and integrated into modern psychology. The volume includes both theoretical and clinical contributions applied to adulthood. What emerges is the value of the Jungian and Post-Jungian approach in the treatment of so-called “new psychopathologies”, such as addictive behaviour and narcissistic disorders of various kinds, as well as other severe clinical conditions in the area of psychotic diseases. Volume Two focuses on infancy, childhood and adolescence. Theoretically, core issues such as Transference and Countertransference, the development of Identity and Sexuality, and the analytic Setting are thoroughly examined in the light of Jungian and post-Jungian theories in comparison with contemporary psychoanalytic views. Technical issues applied to the analytic work with children and adolescents are described with as much careful detail as possible. Specific clinical topics, such as hyperkinesias or obsessional disorders, and developmental breakdowns are examined in this light. On a final note, the applications of the method of Infant Observation to a Jungian understanding of psychic development in infants and young children, the issue of in-vitro fertilization, and the infant–parent therapeutic consultation are also treated in this volume. |
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Alchimia
dell'Immagine. L'alchimia e il transfert: Jung e la Klein Nel 1946 Carl Gustav Jung descrisse il transfert archetipico che si crea fra analista e paziente usando le antiche immagini alchemiche nella sua famosissima opera "La psicologia della traslazione". Nello stesso anno, Melanie Klein con il suo "Note su alcuni meccanismi schizoidi" fissò i capisaldi delle relazioni oggettuali in psicoanalisi. I due testi, solo apparentemente diversi, in realtà descrivevano il medesimo processo psichico che sottende il transfert: l’identificazione proiettiva. L’autore, attraverso l’immaginario alchemico rigorosamente esaminato secondo la scienza psicoanalitica, pone in questo libro a confronto la Psicologia analitica con la Psicoanalisi delle relazioni oggettuali mostrando non solo la esistenza di presupposti e conclusioni comuni, ma anche di una possibile applicazione clinica comune ai due metodi. Luca Valerio Fabj, laureato in Medicina e Chirurgia, Psicoterapeuta Specialista in Psicoterapia analitica, insegna la Psicologia della traslazione nella Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Analitica Aìon di Bologna. |
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Attualità
e inattualità della cura psicoanalitica. Quale futuro
per la psicologia del profondo? “Il pensiero junghiano e la psicoterapia che ad esso si ispira hanno dimostrato, negli ultimi anni, di possedere una vitalità ed una capacità di rinnovamento di cui è stato testimone il Convegno del CIPA che si è svolto a Roma a Febbraio 2008. (...) Possiamo dire che i due aspetti, dell’‘attualità’ e dell’‘inattualità’, pur procedendo su linee di sviluppo divergenti a tal punto da poter essere considerate contrastanti, esprimono bene, viceversa, le coordinate, sia pur generiche, entro cui si può collocare la psicologia analitica: questo doppio movimento di apertura verso la fenomenica psichica e di momento di arresto riflessivo appartiene a pieno titolo alle caratteristiche teoriche del modello junghiano e al procedere dell’evoluzione della terapia. Il futuro, cui allude il titolo del convegno, sembra essere caratterizzato da questo doppio movimento di apertura e di riflessione che scandisce il ritmo della conoscenza; quella temporalità che caratterizza le epoche storiche entra inevitabilmente in rapporto con l’obsolescenza di ogni teoria, con il rinnovamento e con l’individuazione di ciò che resiste al trascorrere inevitabile del tempo: ‘vecchio’ e ‘nuovo’, che sempre sono in rapporto dialettico, accentuano la loro significatività allorché parliamo di quegli esseri umani che costituiscono il particolare ‘oggetto’ di ogni psicoterapia...” (dalla Presentazione di Angiola Iapoce). |
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Il male.
Categoria morale, patologia psichica, realtà umana In questo saggio la psicologia del profondo scruta il lato oscuro della psiche, dove la follia confina con la malvagità. Il male sgorga da quelle profondità d’ombra e intreccia relazioni costanti con le sfere luminose della coscienza e dell’io. È manifestazione di follia e causa di sofferenze cruente; è sconvolgimento e devastazione, ma paradossalmente è anche motore di trasformazione: rivelandosi come aspetto incontestabile della realtà, parte non eliminabile della totalità, si palesa in vincoli di fratellanza con il bene. Per assurdo, gioca un ruolo innegabile nel realizzare la pienezza dell’esistenza, perché è attraverso la dialettica aspra e perenne tra male e bene, tra l’ombra e l’io, che l’uomo ignaro e inconscio evolve in individuo cosciente ed eticamente responsabile. Nella realtà della vita psichica, per quanto paradossale, il male è nor-male. Claudio Widmann, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano, è direttore dell’icsat (Italian Committee for the Study of Autogenic Therapy). |
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Perdita
e ricerca del centro Da Plotino a Jung il "centro" è metafora dell'origine e della meta dell'anima, per cui la perdita della connessione con questo centro diviene metafora dell'alienazione dell'anima dal suo destino. Anche se la coincidenza con il centro non è mai data, ma è dato piuttosto un tendere all'infinito, oppure la sosta di uno dei centri possibili, soltanto riflesso del "centro dei centri". Come dice Plotino, "l'Anima si muoverà intorno a ciò da cui ha tratto origine, e a esso rimarrà aggrappata, tendendo al punto verso cui dovrebbero gravitare tutte le anime"; e anche: "la circolarità dell'Anima non è riconducibile a una figura geometrica, ma al fatto che dentro e intorno a lei si trova l'antica natura da cui proviene". |
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In nome
della Grande Madre Jung ipotizza che le influenze esercitate dalla madre sui propri figli non derivino necessariamente dalla madre stessa e dai suoi reali tratti di carattere. Accanto a questi vi sarebbero qualità che la madre, in quanto persona, solo apparentemente possiede, ma che di fatto sorgono dalla struttura archetipica che la circonda e sono proiettate su di lei dai figli stessi. Dire della Grande Madre è dunque un modo di nominare un’immagine tratta dall’esperienza culturale collettiva. In quanto “immagine”, essa rivela una pienezza archetipica, ma anche una distinta polarità tra positivo e negativo. S. Baratta e F. Ermini sono curatori dei Quaderni di Convergenze, associazione che promuove ricerca ed eventi formativi in psicologia. |
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Contro
Ismene. Considerazioni sulla violenza La violenza ci appartiene, è parte integrante della vita. Anzi, è insita nell'uomo: da queste "scandolose" considerazioni parte il grande psicoanalista junghiano Luigi Zoja per indagare senza ipocrisie le origini degli impulsi distruttivi che abitano l'essere umano. Senza ignorare l'immenso balzo in avanti che la violenza ha compiuto con la modernità, dal punto di vista tecnologico e antropologico, "Contro Ismene" passa in rassegna fenomeni che hanno segnato le vicende del genere umano: dalla violenza spettacolarizzata di Roma antica, fino al recente scontro di civiltà con il mondo medio-orientale, passando dalla sanguinosa conquista spagnola del Messico e dai genocidi del xx secolo. Come dice il titolo di un capitolo e del libro, Zoja da voce a chi, al pari di Antigone con la sorella Ismene, si schiera contro la brutalità, del singolo e dello Stato, in cerca di "anticorpi culturali" all'istinto di distruzione. Senza di essi "la violenza può divampare in tempi paurosamente brevi", mentre invece "graduali, faticose e in buona parte individuali sono le opere di prevenzione cui siamo chiamati a contribuire". |
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L'ascolto
in analisi. Esperienze e riflessioni psicoanalitiche "Il libro... è esemplarmente equilibrato; vi si avverte, da un lato, la presenza di una doppia attrazione verso l’etero- e l’ortodossia e, dall’altro, la consapevolezza dell’impossibilità di una prevalenza definitiva dell’una o dell’altra" (Giuseppe Maffei, dalla Prefazione). "Questo libro è il distillato di numerosi anni di lavoro svolto con i miei pazienti. È quindi a questo punto della mia esperienza che sento di poter raccogliere e proporre in una sorta di circoambulatio, un insieme non necessariamente organico, ma unificato dalla parabola evolutiva della mia attività di analista... Gli scritti raccolti in questo volume sono stati da me raggruppati in quattro filoni che ritengo fondanti per il mestiere dell’analista: la tecnica, la cura, l’etica e le prospettive" (da Una riflessione per introdurre di M. I. Wuehl). L'autrice, psicologa analista, membro del CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e della IAAP (International Association for Analytical Psychology), è docente presso l’Istituto di Milano del CIPA. |
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L'animus
e l'anima nelle fiabe Le fiabe svelano il loro carico di significati inconsci ed esercitano una risonanza emotiva molto forte. Con la loro semplicità e immediatezza, toccano le corde più nascoste del nostro essere raggiungendo le emozioni più profonde. Sono la rivelazione delle dinamiche archetipiche della psiche inconscia. M.-L. von Franz, una delle più strette collaboratrici di C.G. Jung, esamina alcune fiabe nel tentativo di cogliere quel che hanno da dirci sulle funzioni psichiche cui diamo nome di Animus (l’immagine interna del maschile nella psiche femminile) e di Anima (l’immagine del femminile presente nella psiche maschile). Perché parlando dei re e delle regine, parliamo di fatto di Animus e di Anima, quella coppia reale che esercita la funzione di governo sulle nostre fantasie e comportamenti, sia interiori che esteriori, in relazione all’altro sesso. M.-L. von Franz ci aiuta a capire e a sentire che queste immagini sono personificazioni di movimenti misteriosi e di dinamiche vitali. Contengono il segreto di una vita piena, relazionata e in sintonia con la nostra natura interiore. Marie-Louise von Franz (1915-1998), analista junghiana, una delle più strette collaboratrici di C.G. Jung, ha condiviso con lui, nel periodo 1933-1961, quasi trent’anni di lavoro. È considerata tra le sue allieve più famose e ne rappresenta la fedele continuazione del pensiero. |
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Le lune
di Jung "Le lune di Jung" sono specchi di Psiche che viaggiano nell'inconscio, si rifrangono in durate viventi, gemono in fulgide entità erotiche, assumono l'ansito del vento, il palpito di pneuma o spirito. Vibrano nel corpo-alito, che Jung interpreta come essenza e metamorfia dell'uomo, in cerca della sua individuazione, dell'identità duplice nell'uno. Infatti, la figura che guarda gli occhi dell'Altro, il suonatore che si riflette in un flauto, "Les amants" di R. Magritte, incatenati nell'avvento dell'invisibile, sono Animus-Anima, l'enigma della bellezza divisa, che tenta di ricongiungersi nella sigizia divina. Così l'emblema della luna si snoda nella fenomenologia di Husserl, come linea argentea che, dalle profondità dell'io, s'innalza nella lucente verticalità della coscienza, si accende nell'ambiguo "Narciso" di Dalì, si oscura in "Lilith" - la Luna Nera - o si pensa e si sogna in "Isthar", mentre declina nei giardini di Babilonia. Ma qual è il tempo dell'odissea, qual è l'arco di Eros nella ricerca della sua totalità, la statua perfetta, che aspetta nel fogliame alieno? È quello della sillaba "om", che per l'Oriente racchiude l'immateriale, la verità, il sigillo di Brhaman; è quello quantico e simultaneo di Heisenberg e di Einstein o l'inafferrabile de "Gli orologi molli" di Dalì? |
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L'eterno
fanciullo. L'archetipo del Puer aeternus L'eterno fanciullo è una figura individuata da Jung come immagine dell'inconscio collettivo che prende forme diverse attraverso i miti e le religioni di molte civiltà. Elementi caratteristici di questa personalità sono la carica di energia, di creatività, di gioiosa irresponsabilità, il fascino, l'intelligenza, il coraggio; per contro, altri tratti sono l'irresponsabilità, la mancanza di concretezza e costanza, l'egoismo affettivo, l'instabilità dei rapporti. L'autrice ci fa scoprire l'eterno fanciullo nelle persone reali, a cominciare da Antoine de Saint-Exupéry e il suo Piccolo principe, per ritrovarlo in chi ci è vicino e imparare a individuarlo in noi stessi. |
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Nel regno
dell'immaginazione. Da Jung alla pedagogia immaginale Sulle tracce della straordinaria avventura di Jung nei luoghi del sogno, del mito, dell'arte, dell'alchimia, questo libro ci accompagna "nel regno dell'immaginazione" e ci propone il nòcciolo del pensiero dello psicologo zurighese: la restituzione della facoltà immaginativa al suo pieno potenziale cognitivo e trasformativo. È su questo punto nevralgico che la ricerca di Jung si connette a quella prospettiva del pensiero contemporaneo che fa capo alla tradizione "immaginale", impegnandosi a rifondare l'alleanza tra uomo e mondo proprio attraverso l'immaginazione creatrice, come legante e luogo di radicamento di tutto e di ciascuno. Artefici di questa operatività "immaginatrice" nella modernità sono gli artisti, che nelle loro opere offrono l'esempio compiuto o in divenire di una ricucitura tanto più necessaria quanto più il lacerarsi dell'esperienza umana della realtà avanza in una progressione disperata e distruttiva. |
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Studi sull'ombra Per Jung, l’Ombra è una figura fondamentale del nostro spazio interiore. In quell’oscurità si nasconde tutto ciò a cui la coscienza non aderisce, dunque ciò che è svalutato, rimosso, negato. In questa edizione arricchita di nuovi contributi, gli autori descrivono le problematiche connesse al concetto di Ombra e ne illustrano le manifestazioni attraverso un vasto materiale clinico ed esempi letterari tratti da opere di Beckett, Brecht, Conrad, Hoffmann, Melville. Mario Trevi, decano degli junghiani italiani, ha pubblicato molti studi sul pensiero di Jung, tra cui "Saggi di critica neojunghiana" (Feltrinelli 1993) e "L’altra lettura di Jung" (Raffaello Cortina 1988). Augusto Romano, socio dell’International Association for Analytical Psychology, è autore di numerosi saggi, tra cui "Musica e psiche" (Bollati Boringhieri 2002) e, con Gian Piero Quaglino, "A spasso con Jung" e "A colazione da Jung" (Raffaello Cortina 2005 e 2006). |
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Analisi
in Età evolutiva. Eredità, attualità e contaminazioni Importanti riflessioni sulla applicazione della Infant Observation e sul suo impatto sulla pratica analitica contemporanea; la capacità di avvicinarsi al mondo interno e relazionale tramite un’osservazione partecipe e rispettosa; l’utilità dei contributi di Michael Fordham per il lavoro clinico; i complessi problemi posti dalla clinica dell’adolescenza e in particolare dal trattamento dell’anoressia; il ruolo della Infant Observation a livello di formazione professionale dell’analista... questi e altri argomenti affrontati dagli scritti contenuti nel libro aprono al tema dell’esigenza di pluralismo. “Il futuro della psicoanalisi dipenderà molto dall’autenticità di percorsi complessi resi necessari dal superamento di visioni unilaterali. Nel libro di Nagliero e Grosso gli ingredienti ci sono tutti... Il libro contiene contributi non solo dei due autori, ma anche di colleghi incontrati durante il loro percorso e che hanno voluto testimoniare l’esistenza di uno spazio di ricerca in cui le differenze e le somiglianze teorico-pratiche più che come occasioni di conflitti o di conformismi sono state considerate come opportunità di sviluppo (Allain-Dupré, Brian Feldman, Michelini Tocci e Anna Mendicini). ” (dall’Introduzione di Giuseppe Maffei) |
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L'evoluzione
della coscienza. Dal sistema uomo al sistema cosmico. Opere
vol. 2 tomo II A cura di Baldo Lami e Maria Luisa Mastrantoni, secondo tomo del secondo dei cinque volumi che compongono il progetto editoriale dell'Opera Omnia di Silvia Montefoschi, medico, biologa e psicoanalista, allieva di Ernst Bernhard. In precedenza membro della Società Internazionale di Psicologia Analitica e membro fondatore dell'Associazione Italiana di Psicologia Analitica, intorno al 1970 è uscita da entrambe le associazioni coerentemente col rifiuto per quella che riteneva l'inevitabile identificazione dogmatica del pensiero nell'appartenenza ad una "scuola". Indice: 1. Ludwig Wittgenstein e la rivoluzione epistemologica 2. Ludwig Wittgenstein: il linguaggio come fondamento del sociale 3. La vita è conoscenza. Funzione etica e strutturante del culturale nel processo trasformativo della persona 4. Il primo dirsi dell'essere nella parola. I miti cosmo-antropogonici. Le diverse visioni della coscienza antinomica 5. La felicità come rapporto con l'universale 6. Il sistema uomo. Catastrofe e rinnovamento 7. L'anima e l'ombra 8. Essere nell'essere. |
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Io non
amavo mia madre Rachele, oggi docente in un'università degli Stati Uniti, sente il bisogno di ripercorrere attraverso la scrittura le tragiche vicende del suo rapporto con una madre gravemente disturbata e abusante. Invia la narrazione, capitolo per capitolo, alla psicoanalista che, dopo la morte della madre, l'aveva aiutata a uscire da uno stato di grave rischio per la sua salute psichica. Questo esercizio le permette di far emergere ricordi traumatici che sembravano cancellati e di provare finalmente il dolore da cui si era difesa quasi congelando la sua vita emozionale. Da parte sua l'analista, man mano che le arrivano i testi di Rachele, mette sulla carta i propri commenti e i ricordi di quell'analisi da lei intensamente vissuta. Lo fa senza chiamare in causa troppi concetti clinici, ad esempio la dinamica transfert-controtransfert, ma adottando la formula del saggio-romanzo, psicoanalisi e letteratura che si incrociano, si alternano, si confondono. |
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Anatomia
della Psiche. Simbolismo alchemico nella psicoterapia “Anatomia della Psiche potrebbe essere considerato come una sorta di manuale di intervento clinico fondato sull’amplificazione di rappresentazioni ed immagini simboliche di origine religiosa, mitica e artistica, le quali, dato il loro carattere archetipico, possono essere riferite alle dinamiche psichiche del paziente per contribuire ad illuminarne il decorso ed il senso generale. Queste immagini sono organizzate sia intorno alla simbologia alchemica che, soprattutto, entro la metodologia e lo svolgimento dei processi alchemici di trasformazione, tra i quali Edinger seleziona quelli più noti: calcinatio, solutio, coagulatio, sublimatio, mortificatio, separatio e coniunctio. In questo senso, il testo di Edinger può essere di grande aiuto per spiegare allo psicologo e al clinico il senso e la ragione empirica che fecero dello studio dell’alchimia il principale riferimento junghiano per compartecipare, sebbene in forma mediata, ai processi di trasformazione psichica del soggetto. ” (dalla Prefazione di Stefano Carta). |
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Il film
della propria vita. Diventa ciò che sei tramite il cinema Vi è capitato di essere rimasti colpiti nel profondo da un libro o da un film? E di esservi accorti che l’incontro è avvenuto proprio nel momento giusto della vostra vita? Tutti abbiamo vissuto almeno una volta questo momento magico: un accadimento si sincronizza a perfezione con la fase attuale della nostra storia personale, turbandoci profondamente. E sentiamo che non è una coincidenza, non si tratta di un caso. Quell’incontro ci trasforma, qualche volta ci sconvolge. È l’incontro con l’archetipo, è l’universale che irrompe nell’individuale, è l’iniziazione alla saggezza dell’inconscio collettivo che ci aiuta a sviluppare una conoscenza migliore di noi stessi. La creazione della propria originalità e il divenire l’individuo che siamo, in quel processo denominato di individuazione, può compiersi seguendo anche i sentieri della cultura cinematografica. Alcuni film hanno svolto un ruolo fondamentale nella vita dell’autore, e il perché di tale influenza diventa in questo libro una modalità di guardarsi dentro e scoprire qual è il film della vita di ognuno di noi. Vézina, psicologo, psicoterapeuta, musicista, conferenziere, è autore di molti scritti in cui affronta le tematiche della vita psichica nell’ottica del pensiero junghiano, fra cui La necessità del caso (Magi, 2007). |
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Alchimia
della storia e la morte dell'anima
nella civiltà della tecnica Wolfgang Giegerich, filosofo e analista junghiano, è considerato il più radicale e allo stesso tempo il più fedele dei seguaci di Jung. In questo libro psicologia, storia e filosofia si intrecciano e tessono un arazzo di quello che Jung ha chiamato realtà psichica, con tutte le sue sfumature. Attraverso la rilettura di opere quali La colonia penale di Kafka Giegerich ci induce a rimettere in discussione alcune delle nostre certezze, anche quella più consolidata dall'illuminismo in poi: la libertà dell'individuo. Curiosamente oggi solo i neuroscienziati sono rappresentanti ufficiali della certezza e possono permettersi di dire che l'individuo non è così libero come l'illuminismo aveva pensato; e usano a sostegno delle loro tesi non pensieri ma “sezioni del cervello, tagliato virtualmente a fette”. Nel saggio La morte dell'anima nella civiltà della tecnica viene dato corpo al mito in cui viviamo: la scienza può, ma che cosa produce? |
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Paradossi
di maternità Il volume trae origine da un Convegno tenuto a Firenze il 1 aprile 2006, organizzato dalla sezione toscana dell’AIPA (Associazione Italiana di Psicologia Analitica). Nella stanza dell’analisi e soprattutto nel setting al femminile, sempre più frequente e sempre più scelto dalle donne, la maternità è assolutamente centrale e declinata in tutte le sue accezioni. La difesa dei diritti dell’embrione e il rischio sottile e ambiguo di una messa in crisi della legge sull’aborto medicalmente assistito, la deriva ‘neo-con’ che ha ulteriormente confuso le acque, hanno reso il tema ‘maternità’ luogo di battaglia su cui esercitare una sorta di potere sia politico che psicologico. Oggi come ieri, anche se con strumenti più raffinati e con l’aiuto di una scienza sempre più precisa, ma anche sempre più invasiva ed egemone, l’utero, luogo dove si compie il processo di dar vita, è al centro di una lotta politica, etica, culturale che sta operando un pericoloso viraggio dallo psichico al biologico e al normativo. Il tema della maternità va ben oltre il tema della procreazione che rischia di ridurre il corpo-psiche della donna solo in contenitore da monitorare in vista del prodotto, col risultato che paradossalmente gli embrioni e i feti vengono trasformati in bambini, mentre le donne incinte sono ridotte a veicoli, ad ambiente, uteri-che-camminano. |
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Poeticamente
abita l'uomo I saggi che compongono questo volume si muovono intorno a un verso di Hölderlin reso celebre da un magistrale saggio di Heidegger. A svolgere questo tema, che non è riducibile ad alcuna specializzazione, sono psicoanalisti junghiani, filosofi, poeti, narratori, storici dell'arte, in un intreccio di motivi, in una polifonia che libera un senso all'inizio imprevedibile ma che sa indicare la strada a chi non voglia rassegnarsi al nichilismo della condizione postmoderna. |
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Vita interiore.
La psicologia del profondo dopo le neuroscienze Reduce da tragiche esperienze che l'hanno toccata sul piano personale fino a farla avvicinare alla morte, in questo libro l'autrice tenta di mostrare come sia importante per la psicologia del profondo rimanere fortemente ancorata alla dimensione umana e cessare di imitare penosamente il metodo scientifico. Pur ammirando la scienza e gli scienziati, la Paris denuncia la sudditanza della psicologia nei confronti delle neuroscienze e "l'arroganza di certe psicoterapie che hanno la pretesa di guarire la sofferenza psicologica, come si fa per la frattura di una tibia". E continua: "Io nutro un grande interesse per le neuroscienze, ma penso pure che più queste progrediranno più ci sarà bisogno di sviluppare parallelamente una saggezza psicologica". |
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Dialogo
sull’arte del dialogo. Psicoanalisi e psicoterapia
Decano degli junghiani italiani, Mario Trevi è uno psicoanalista che non ha mai smesso di interrogarsi sulla natura del suo sapere e del suo lavoro, né di collocare questo lavoro su uno sfondo culturale ampio, libero da rigide appartenenze di scuola o da tentazioni dogmatiche. In questo libro, rispondendo alle sollecitazioni e alle curiosità di un giovane aspirante analista, accetta per la prima volta di spiegare con linguaggio accessibile e del tutto privo di tecnicismi che cos’è per lui la psicoterapia, quali sono i suoi metodi, i suoi obiettivi e le sue difficoltà, quali i criteri per valutare il successo o l’insuccesso di un intervento terapeutico. Al centro della sua visione c’è il concetto di dialogo, vera e propria chiave di volta della relazione terapeutica, che il buon analista deve essere in grado di praticare facendo ricorso alle sue migliori doti di empatia, attenzione, pazienza, umiltà nei confronti del paziente che gli sta davanti. |
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Dal mal
di vivere alla depressione La depressione nell’ultimo cinquantennio è stata terra di conquista da parte delle case farmaceutiche che, ricorrendo al poco conosciuto disease mongering, hanno creato a tavolino nuove patologie e nuovi bisogni per plasmare una categoria sempre più ampia di clienti, non certamente di pazienti. È sconcertante come numerosi psichiatri e ricercatori abbiano colluso, spesso in maniera consapevole, con questa dinamica di mercato che nulla ha a che fare con la scienza. L’autore ha sentito la necessità, ripercorrendo un lungo viaggio nella storia, nell’antropologia culturale, nelle neuroscienze, nella clinica, nella letteratura e nell’arte, di riportare alla luce le vere caratteristiche della depressione e le sue possibili cause. L’esposizione tiene costantemente presente l’importanza dei fattori culturali e la loro evoluzione nel corso del tempo: dati fondamentali per differenziare il «mal di vivere» - tipica e strutturale modalità dell’uomo - dalla depressione come evento clinico. In questa ottica, il volume si propone come un saggio di «psicodinamica culturale» sulla depressione. Nicola Lalli, titolare di Clinica Psichiatrica e Psicoterapia, già Primario presso l’Università «La Sapienza» di Roma, è autore di numerosi volumi frutto dell’attività clinica e di ricerca iniziata alla fine degli anni Sessanta. |
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La gatta.
Una fiaba sulla redenzione del femminile «La gatta», fiaba romena di intrigante complessità e di enorme fascino, è la storia di una principessa che, all’età di 17 anni, viene trasformata in gatta e non potrà tornare donna finché un figlio dell’imperatore non le tagli la testa... Finalmente uno dei figli dell’imperatore la incontra, se ne innamora e rompe l’incantesimo. M.-L. von Franz, con l’erudizione, l’eloquenza e la spontaneità che l’hanno sempre contraddistinta, ci delizia con l’analisi dell’universo archetipico che si cela dietro la trama della fiaba, e ci ricorda quanta saggezza sulla psicologia individuale e collettiva vi è compresa. I simboli nascosti nei singoli elementi del racconto, brillantemente ricercati, svelati e collegati tra loro, formano i grandi temi della redenzione e dell’unione degli opposti, sia dal punto di vista della psicologia individuale che collettiva. Quella de La gatta è una vorticosa danza degli archetipi intorno al principio femminile. Marie-Louise von Franz (1915-1998), una delle più strette collaboratrici di C.G. Jung, col quale ha condiviso trent’anni di lavoro, è tra le sue allieve più famose e ne rappresenta la fedele continuazione del pensiero. |
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