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SETTORE:
PSICOLOGIA ANALITICA |
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Guida alla
lettura del Libro rosso di C. G. Jung Un commento chiosa, espone, chiarisce. Accompagna la lettura dischiudendo ciò che appariva serrato e impenetrabile, interpretando passi così densi da risultare cifrati, stabilendo correlazioni intertestuali con opere prossime o con altre che a stento si indovinerebbero affini. Nante, grande studioso di Jung, conosce l’arte di prendere per mano il lettore e la mette al servizio del Libro rosso, per il quale non esistono termini di paragone se non nelle narrazioni profetiche o nei racconti mitici arcaici: ne allestisce l’unica guida integrale, indispensabile per chiunque voglia addentrarsi nel magma di visioni portentose, affidate allo splendore delle tavole dipinte e alla mercurialità della parola scritta. Ogni movimento con cui l’Io sprofonda nelle proprie tenebre per conoscere infine la realtà piena, ogni personaggio che dà voce alla fondamentale polifonia della psiche, ogni immagine che amplifica lo sgomento e la fascinazione del lungo viaggio sono messi qui nella giusta luce. Non quella troppo cruda della ragione critica, che si limita a spiegare, né quella troppo complice dell’abbandono, che fa solo balenare i significati e lascia storditi, ma quella che illumina l’assurdo senza perdere l’ancoraggio del senso e delle sue numerose valenze. L’impresa di rendere comprensibile il libro più enigmatico del '900 può dirsi compiuta. Bernardo Nante, studioso delle relazioni tra filosofia, antropologia e religione, insegna Filosofia della religione e Mitologia generale e comparata all’Universidad del Salvador di Buenos Aires. Curatore dell’edizione in lingua spagnola di alcuni volumi delle opere di Jung e del Libro rosso, si è occupato in particolare delle fonti alchemiche del pensiero junghiano. |
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Simbolo
o sintomo. Due diverse destinazioni dei contenuti inconsci Una straordinaria somiglianza di fenomeni accomuna le esperienze umane più distanti: i momenti forti dell’esistenza e quelli torpidi della sofferenza, le espressioni alte della psiche e le sue manifestazioni tragiche. Simbolo e sintomo contrassegnano i vertici eccelsi e quelli infimi della vicenda psichica e distendono uno spazio vasto fra normalità e follia. Ma simbolo e sintomo sono estremamente somiglianti e intrecciano normalità e follia con trame di affinità e prossimità. Gli autori dei saggi qui raccolti, gettando lo sguardo nel profondo della psiche, si interrogano su un enigma forte: come accade che un contenuto inconscio può imboccare la via progressiva ed evolutiva del simbolo oppure quella regressiva e involutiva del sintomo? La relazione tra inconscio e coscienza sembra profilarsi come criterio ineludibile per una teoria della dimensione simbolica e per distinguere al suo interno tra simbolo e sintomo. Analoghi per contenuti e simili nella forma, simbolo e sintomo sono canali di relazione fra inconscio e conscio, ma nelle forme di questa relazione si colloca la loro diversità e si gioca il loro diverso destino. Widmann, analista junghiano, direttore dell’ICSAT (Italian Committee for the Study of Autogenic Therapy), docente di Teoria del simbolismo e di Tecniche dell’immaginario presso varie scuole di specializzazione in Psicoterapia, è autore di saggi che rileggono aspetti ordinari e straordinari della realtà alla luce della psicologia junghiana. |
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Lo
Zarathustra di Nietzsche. Seminario tenuto nel 1934-39.
Vol. I Club psicologico di Zurigo, 2 maggio 1934. Jung apre il seminario su Così parlò Zarathustra di Nietzsche, come richiestogli dal suo uditorio – un’ottantina di uomini e donne di varia nazionalità e professione, tra cui medici, analisti praticanti, allievi in trainin - in un momento della storia europea che volge al tragico. Fino al 15 febbraio 1939 continueranno a misurarsi con il filosofo che, appena oltrefrontiera, il nazismo trionfante va spacciando come profeta del superuomo. Tenuto in inglese, stenografato e trascritto inizialmente per un uso interno, il seminario vedrà la luce in un’edizione a stampa solo nel 1988, senza perdere nulla della viva oralità che modula il pensiero mentre prende forma. Attraverso la voce di Jung il registro colloquiale preserva gli indugi, gli scandagli, ma anche i proficui erramenti di un commento allo Zarathustra che agisce sull’elaborazione stessa della psicologia analitica e diventa una tappa ineludibile della ricezione di Nietzsche. "È straordinariamente complesso, e vi regna un caos infernale. Certi problemi sono stati per me un vero rompicapo e sarà molto dura riuscire a chiarire quest’opera da un punto di vista psicologico", esordisce Jung. La lunga, corale discesa agli inferi sarà decisiva per comprendere "fino a che punto lo Zarathustra fosse connesso con l’inconscio e dunque con il destino dell’Europa in generale". Con il destino di tutti noi. |
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In ascolto di Jung Questo volume di "Anima" vuole onorare Cari Gustav Jung a cinquant'anni dalla sua morte. È aperto da uno scritto di Jaspers sulla grandezza dell'uomo e sul rapporto possibile con i grandi uomini, seguito da saggi in cui gli autori raccontano il loro rapporto con il pensiero junghiano: a volte rifacendosi alla storia della loro esperienza personale, altre volte individuando un ambito nel quale hanno di preferenza concentrato i loro studi. Concludono il volume i] classico saggio di Naomi Goldenberg sulla teoria degli archetipi dopo Jung, nel quale vengono individuate le diverse accezioni da parte della seconda generazione junghiana e le innovazioni dovute alla terza generazione, quella che si è mossa intorno a Hillman; e il saggio di Stephanie de Voogt sullo statuto filosofico dell'immagine, differente da quello ipotizzato da Jung. |
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Mamma
non farmi male.
Ombre della maternità Anche nella maternità, come in ogni relazione, si aprono conflitti e ambivalenze emotive, ma quando i figli vengono sistematicamente feriti vuol dire che ci troviamo di fronte a un complesso di madre negativa che vale la pena di indagare. I comportamenti lesivi infatti possono essere molto diversi l’uno dall’altro e avere origine in sofferenze psichiche differenti, così come diverse possono essere le conseguenze sulla personalità dei figli. Ma la maternità è inserita nel tessuto sociale e dunque si trasforma nel corso del tempo: che cosa è cambiato nelle ultime generazioni? Che cosa non può cambiare? Quali sofferenze sono ancora vive e quali nuovi problemi hanno fatto la loro comparsa? E quali i possibili interventi? Se la psicoanalisi non è solo un metodo di cura, ma anche un particolare osservatorio che rende testimonianza del tempo in cui viviamo, allora l’evoluzione della maternità nei Paesi dell’Occidente può rivelarsi un indicatore significativo del nostro modo di sentire e di pensare. |
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Paranoia.
La follia che fa la storia Il paranoico spesso è convincente, addirittura carismatico. In lui il delirio non è direttamente riconoscibile. Incapace di sguardo interiore, parte dalla certezza granitica che ogni male vada attribuito agli altri. La sua logica nascosta procede invertendo le cause, senza smarrire però l’apparenza della ragione. Questa follia "lucida" – così la definivano i vecchi manuali di psichiatria – è uno stile di pensiero privo di dimensione morale, ma con una preoccupante contagiosità sociale. Raggiunge infatti un’intensità esplosiva quando fuoriesce dalla patologia individuale e infetta la massa. Al punto da imprimere il proprio marchio sulla storia, dall’olocausto dei nativi americani alla Grande Guerra ai pogrom, dai mostruosi totalitarismi del Novecento alle recenti guerre preventive delle democrazie mature. Finora mancava uno studio d’insieme sulla paranoia collettiva, rimasta terra di nessuno tra le discipline psichiatriche e quelle storiche. Per primo lo psicoanalista Luigi Zoja ricostruisce la dinamica, la perversità e insieme il fascino, l’assurdità ma anche la potenza del contagio psichico pandemico, in un saggio innovativo che attinge a vastissime competenze pluridisciplinari. Improvvisamente, vediamo con occhi diversi eventi che credevamo di conoscere, e comprendiamo quanto i paranoici di successo, Hitler o Stalin, fossero tali per la loro capacità di risvegliare la paranoia dormiente nell’uomo comune. |
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Madri
oscure. Casi clinici “Questo libro è il mio ‘sogno’: sogno di viaggio e sogno di madri, di grandi e di piccole madri. Il mio lavoro di analista mi porta a ‘toccare’ le madri dei miei pazienti, ma di materno siamo fatti tutti noi e le Grandi Madri vivono dentro di noi. Tocco le madri altrui e, inevitabilmente, anche la mia, quella reale, fatta di carne e ossa; ma anche quella interna, peraltro non meno reale; e poi il mio essere madre e il mio fare la madre. È forse per questo che è molto difficile parlare di Madri e che avvicinarsi alla ‘madre terribile’ interna, senza destrutturarsi (...) Con la consapevolezza che ‘parlarne è arduo’, ho scritto queste pagine. Ogni capitolo contiene una sorta di ‘tema del materno’ e parti di storie analitiche, che vi corrispondono. Grandi Madri e piccole madri: l’origine, la natura, il tempo; l’inizio e la fine. (...) Ma come riportare la ‘verità analitica’, come raccontare, in uno scritto, incontri di mesi, di anni, dove le reciproche risonanze hanno reso vivo il tessuto della relazione stessa? Ho potuto abbandonare il timore di tradire la verità solo pensando che sarei riuscita a scrivere questo lavoro così, a mano a mano che si dispiegava nella mia memoria, e mentre rianalizzavo gli appunti scritti, ho ritrovato anche parti importanti di me” (dalla Prefazione dell’Autrice). Mara Forghieri, psicoterapeuta e analista junghiana, è membro del Centro Italiano di Psicologia Analitica (CIPA) e dell’International Association for Analytical Psychology (IAAP). |
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Jung
a Eranos. Il progetto della psicologia complessa Fu nei Colloqui di Eranos, la straordinaria sequenza di convegni interdisciplinari inaugurata nel 1933, che Jung delineò più chiaramente l’idea di psicologia complessa: si trattava, ancor prima che di una scuola di psicoterapia, del disegno di una vera e propria psicologia generale, su cui le altre scienze - dalla storia delle religioni alla filosofia, dalla teologia alle scienze naturali - avrebbero potuto incontrarsi. Eppure, nella psicologia contemporanea, l’accezione analitica della riflessione junghiana è sempre stata privilegiata rispetto a quella complessa: ciò sembra suggerire che l’insegnamento attuale del pensiero di Jung appanni in qualche modo quello che egli intendeva davvero realizzare e che, viceversa, era centrale nel programma di Eranos. Il libro, di impostazione storiografica e basato su documentazione finora inedita, ricostruisce la partecipazione di Jung a Eranos alla luce del progetto di psicologia complessa. Il primo capitolo, esplora i territori del contributo teorico di Jung a Eranos. Il secondo ripercorre l’itinerario intellettuale junghiano lungo un ventennio di conferenze. Il terzo, infine, ritrova le tracce delle pionieristiche iniziative promosse da Jung a lato dei convegni, rilette come altrettanti passaggi fondativi della psicologia complessa. |
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Curare
con la sabbia. Una proposta terapeutica in situazioni
di abbandono e violenza - con DVD Fra le psicoterapie, il ruolo dell'expressive sandwork può corrispondere a quello della cosiddetta Arte povera tra le arti visive: ciò che appare umile e semplice non lo è affatto. Scartando il superfluo, questo lavoro seleziona l'essenza. Ma cosa è essenziale nel processo psicologico? Freud si sarà domandato qualcosa di simile, quando nel 1918 promosse istituzioni che avrebbero fornito analisi gratuite: il Policlinico di Berlino e l'Ambulatorio di Vienna. In seguito (1928) Margaret Lowenfeld, iniziatrice delle terapie con la sabbia, aprì la Clinica per Bambini Difficili in un quartiere operaio di Londra. Per i fondatori era sottinteso che il nucleo della psicoanalisi dovesse raggiungere tutta la società: “Il povero ha diritto all'assistenza psicologica né più né meno di come ha già ora diritto all'intervento chirurgico che gli salverà la vita“ (Freud 1918). Qui si raccoglie quel filo e con esso si tesse una tela multipla. Sull'ordito composto dai concetti di Jung, la World Technique di Margaret Lowenfeld e la Sandplay Therapy di Dora Kalff operano intrecciate, mentre i fili conduttori di Lacan, Winnicott e Daniel Stern rafforzano la trama. L'expressive sandwork, costituito da processi immaginali, è stato elaborato e sperimentato da analisti junghiani attraverso esperienze transculturali in Africa, Cina ed America Latina, in località che non dispongono di nessuna forma di psicoterapia e sono state devastate dalla violenza, da catastrofi naturali, da situazioni croniche di abbandono. |
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Eventi
psicotici in un narcisista. Una ipotesi di clinica junghiana
contemporanea “...Quello che ho voluto narrare in questo lavoro (identificabile come presentazione di un caso clinico) è in realtà la narrazione del percorso di una Coppia Analitica. Coppia intesa proprio così, come la intende Jung, secondo il modello fornito dallo schema della ‘coppia incrociata’: la coscienza del paziente – la coscienza dell’analista; l’inconscio del paziente – l’inconscio dell’analista e tutte le loro altre relazioni possibili (Jung), le loro identificazioni incrociate (Winnicott). (...) È il prodursi attraverso il tempo di questa coppia (...) che ha indotto e via via ispirato una attitudine sempre insatura e la necessità di una ‘pazienza’ (Bollas) per il mantenimento di quella apertura ermeneutica che è lo specifico dello Jung più moderno e più produttivo ancora tutto da riscoprire e da rinominare. (...) Il tono della mia ricerca clinica, invero, prende le mosse da questo modo di intendere il pensiero junghiano, da questo modo di viverlo poi nella clinica, come luogo di ‘processo aperto’ che si interroga sui propri fondamenti, senza voler possedere un modello assoluto nel quale identificarsi; ma che è capace di trasformarlo ‘inventandolo’ (invenio) via via, nel procedere del processo” (dall’Appendice dell’Autrice). Maria M. Pessina, psicologa analista e psicoterapeuta, è docente e di supervisore del Centro Italiano di Psicologia Analitica C.I.P.A. e socio della I.A.A.P. International Association for Analytical Psychology. |
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Leggere
i sentimenti. Un percorso psicologico e letterario Il libro già nel titolo contiene sia il fine che persegue, sia il modo in cui è stato scritto. L'autrice ci introduce con mano sicura nel mondo delle passioni, dei sentimenti, delle emozioni, in un continuo rimando tra letteratura e vita della psiche. Non si tratta perciò soltanto di un capitolo, comunque affascinante, di storia delle idee. L'autrice coniuga tre diversi registri: quello letterario, in cui l'affettività trova la sua più completa oggettivazione; quello psicologico, in cui essa viene radicata nella struttura e nei dinamismi della personalità; quello clinico, in cui emozioni e sentimenti si fanno vita vissuta e diventano il fondamento del dialogo analitico. Il bello del libro sta nella sua struttura di catalogo ragionato: una sorta di Traité des passions alieno da astrazioni concettuali, che procede per exempla, assumendo di volta in volta come punti di riferimento grandi opere della letteratura mondiale. Dunque la gelosia viene declinata attraverso Proust, Tolstoj, Shakespeare, Mansfield; l'invidia attraverso Balzac, Flaubert, Cechov, e così via per la vergogna, la paura, l'odio e l'amore. Nella scelta dei testi, l'autrice sembra inseguire con sottile intuizione il significato indicibile che si nasconde negli interstizi tra le parole, affinché noi si possa cogliere l'emozione che le regge, senza la quale il testo non sarebbe altro che un esercizio di scrittura (dall'Introduzione di Augusto Romano). |
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Afrodite.
Storia e psicologia di un mito Afrodite, e il goffo Priapo, l’ultimo degli dèi. I rapporti tra queste figure si articolano qui su continue interrogazioni psicologiche. La trasversalità della dea è colta in rapporto con le grandi figure che costellano i riti dell’amore. Da Ecate a Persefone e Nemesi, fino a Circe, le Sirene, Medea, Arianna e Lilith: l’analisi psicoanalitica scava tra specificità e differenze, unione degli opposti e inconciliabili alterità. Si esaminano anche la prostituzione sacra, praticata in tutto il bacino del Mediterraneo, e la filosofia di Empedocle che pone al centro del suo sistema – apprezzato anche da Freud – Afrodite, e i versi di Saffo, la dolcissima poetessa della dea. Gli aspetti negativi di Afrodite assassina, colei che sta sulle tombe, aprono inquietanti dialettiche tra bene e male, amore, morte e perversione: stupro, pedofilia, demonismo. Particolare interesse è dedicato alla favola di Amore e Psiche, come pure ai rapporti tra Eros e Thanatos, in Freud, e tra Eros e Logos, in Jung. Dopo un’approfondita discussione su Afrodite medico, la bellezza che cura, il testo si conclude di fronte alla Venere fiorentina del Botticelli, con la riflessione sul senso assoluto di rinnovamento che la dea rappresenta per la nostra era. |
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Jung
e il postmoderno. L'interpretazione della
realtà Gli scritti psicologici di Jung e dei post-junghiani sono troppo spesso ignorati perché considerati anacronistici, arcaici e mistici. Hauke contesta tutto ciò, affermando che la psicologia junghiana ora è più importante che mai, non solo perché può essere una risposta alla modernità, ma può fornire una critica ai valori della modernità e dell’Illuminismo, in linea con la critica postmoderna alla cultura contemporanea. Dopo avere introdotto gli junghiani ai temi postmoderni presenti in Jameson, Baudrillard, Jencks e Foucault, l’autore introduce i postmoderni alla critica culturale di Jung e ai dibattiti post-junghiani su rappresentazione, individuazione, coscienza, e sulle alternative al razionalismo illuministico. Propone anche un approccio del tutto nuovo ad argomenti quali l’isteria e il corpo, Jung e Nietzsche, l’architettura e l’affetto, la ‘morte’ del soggetto, la scienza postmoderna e la sincronicità, nonché alla psicosi e ai ‘razionalismi’ alternativi. Una lettura importante per chiunque sia interessato alla cultura contemporanea, non solo per gli junghiani e per altri psicoterapeuti desiderosi di esplorare l’importanza sociale della loro disciplina. Christopher Hauke, analista junghiano della IAAP (International Association for Analytical Psychology), è docente di Studi Psicoanalitici presso il Goldsmiths College, University of London. |
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La
Perdita. Lutti e Trasformazioni Un libro di ampio respiro, culturale e non solo psicoanalitico, sul tema della perdita. Il comune denominatore della panoramica così eterogenea che il testo offre è rappresentato dall’esperienza da cui origina ogni singola voce: toccanti testimonianze che nascono dalla vita di ciascun autore e si pongono come fondamento essenziale e necessario per radicare in profondità una riflessione sulla perdita. Sentire e pensare la perdita; il confronto col dolore e il valore della condivisione; l’elaborazione della perdita e la sua traduzione in un linguaggio artistico e poetico - nel libro, tutti questi nuclei confluiscono liberamente al centro di un’area comune i cui vertici ideali si basano sui concetti della perpetua trasformazione, del transfert, della creatività. Barbara Massimilla, medico psichiatra, psicologo analista (A.I.P.A.), autrice di numerosi articoli su riviste di psicoterapia e psicoanalisi sul tema delle psicosi e delle relazioni tra parole e immagini, coautrice di "Psicosi e psiconauti" (Magi, 2009), è redattrice della Rivista di Psicologia Analitica per la quale ha curato "L’anima dei luoghi" (2009) e fondatrice, con un gruppo di psicoanalisti junghiani e freudiani ed esperti di cinema, della rivista Eidos – Cinema, psyche e arti visive. |
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Gli arcani
della vita. Una lettura psicologica dei tarocchi Per la leggenda i tarocchi provengono dal lontano Oriente o affiorano dai misteri dell’antico Egitto; per la storia sono una filiazione dell’umanesimo italiano e un trionfo della cultura rinascimentale. Le loro immagini escono da botteghe di miniaturisti medioevali, da atelier di artisti come Mantegna, Dürer, Dalì, Guttuso, dalle matite di fumettisti come Manara o Pratt. Nel corso di sei secoli pittori, poeti, letterati, filosofi, occultisti hanno selezionato una gamma definita di figure che compongono un panorama immaginativo paragonabile ai grandi sistemi simbolici della mitologia, della numerologia, dell’astrologia, della qabbalah, e uomini d’arte e di pensiero hanno maturato una concezione comune: gli arcani sono archetipi e le loro immagini simbolizzano elementi strutturanti della realtà e della vita psichica. Oggi è la psicologia analitica a esplorarne il simbolismo per indagare i nodi archetipici che plasmano la singolarità dell’individuo. Questo volume costituisce l’analisi psicologica più completa e sistematica degli arcani maggiori e offre uno straordinario assortimento iconografico tratto da oltre 130 mazzi di tarocchi. Widmann, analista junghiano, docente di Teoria del simbolismo e di Tecniche dell’immaginario presso varie Scuole di specializzazione in Psicoterapia, è autore di saggi che rileggono aspetti ordinari e straordinari della realtà alla luce della psicologia junghiana. |
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Il libro
rosso. Liber novus Jung lavorò al Libro rosso - trascrizione in parole e immagini dei sogni e delle visioni che popolarono il suo "viaggio di esplorazione verso l’altro polo del mondo" - per oltre sedici anni, dal 1913 al 1930, e ancora in tardissima età egli lo definì una sorta di presagio numinoso, l’opera di fondazione in cui aveva deposto il nucleo vitale e di pensiero della sua futura attività scientifica. Nondimeno, non volle mai autorizzarne la pubblicazione, e dopo di lui anche gli eredi si attennero alla consegna. La presente edizione, comprensiva della riproduzione in facsimile dell’originale e corredata da un ampio saggio di contestualizzazione storica e da un ricchissimo apparato di commento, segna ora un punto di svolta, inaugurando una stagione nuova negli studi junghiani. Grazie alla pubblicazione di questo che è l’inedito forse più importante nella storia della psicologia, diviene infatti possibile ricostruire le fasi dell’autosperimentazione di Jung – e dunque comprendere la genesi e l’articolazione dell’opera successiva – sulla base di una fonte documentaria di prima mano. |
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La ricerca
interiore. Psicologia e religione Il libro, pubblicato nel 1967 e mai finora comparso in italiano, ha origine in alcune conferenze tenute su invito di sacerdoti interessati alla psicologia analitica e al counseling pastorale, ma nel suo successivo sviluppo ha preso un più ampio respiro trovando il suo punto d’aggancio, al di là degli approcci specialistici, nella ricerca dell’anima e nella fede nella sua realtà, e in cosa comporti trovare una connessione vivente con la propria realtà psichica. La qual cosa, per Hillman, riguarda lo specifico contributo della psicologia analitica e dell’esperienza analitica all’esperienza spirituale e al counseling ad essa riferito. Ne risulta una vera e propria introduzione al senso profondo della pratica analitica condotta nello spirito junghiano; di essa fa riconoscere i passaggi cruciali e il metodo con una semplicità e un'incisività che di rado si riscontrano anche in opere più direttamente rivolte a questo scopo. Il libro è anche una sottile risposta a quelle teologie della morte di Dio che, diffuse negli anni sessanta, lasciarono una lunga scia tuttora presente. Le questioni poste da una morte di Dio intesa come de-mitologizzazione della religione sono affrontate con energia critica da Hillman, in nome del compito che la psicologia analitica si è assegnato, di ri-mitologizzare le esperienze che abbiano implicazioni religiose. |
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Centauri.
Mito e violenza maschile Centauri: esseri duali. Non solo uomo e cavallo, ma anche una doppia natura: saggi e guaritori, violenti e stupratori. L’identità maschile è scissa fra un’anima animale e una civilizzata, ben più di quanto lo sia quella femminile. È una identità precaria e recente, frutto di una breve evoluzione. Nel pieno della postmodernità, è quel lato ‘rimosso’ a riemergere, quella natura animale, simboleggiata dal cavallo. Come nel mito, irrompono le patologie sopite quale lo stupro di gruppo, sconosciuto alle specie animali, testimone di una incapacità di relazione risolta spesso con aggressività. Luigi Zoja, psicoanalista di fama internazionale i cui testi sono stati pubblicati in dieci lingue, già presidente della IAAP (associazione che raggruppa gli analisti junghiani nel mondo), si confronta qui con i temi ineludibili della violenza e della duplicità maschile e scopre negli archetipi i segni dell’oggi. |
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Psicologia
analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana Il libro lavora su quelli che gli autori chiamano assi: l’intellettuale-storico - che non forma solo la matrice culturale per il modello della psiche di Jung, ma si comporta anche da cornice per il successivo sviluppo intellettuale e organizzativo della psicologia analitica; e l’evolutivo - che comprende la riconsiderazione e la rielaborazione di concetti centrali della teoria e del metodo. Fin dal primo capitolo, che considera la storia della psicologia analitica, il libro mantiene e combina l’attenzione sul passato, il presente e il futuro. Gli autori mettono a fuoco il corpo del lavoro di Jung, danno forma all’attuale stato della psicologia analitica e indicano aree future di indagine. Descrivendo gli sviluppi degli studi neuroscientifici, evolutivi, psicoanalitici, filosofici e storici invitano a entrare in un importante territorio interdisciplinare. Nonostante la complessità delle idee, il volume è accessibile e stimolante sia per un pubblico di professionisti che per chi si occupa di psicologia analitica. Joseph Cambray, Segretario Onorario dell’International Association for Analytical Psychology, coeditor in chief del Journal of Analytical Psychology, è autore di numerosi articoli sulla teoria e la pratica dell’analisi junghiana. Linda Carter è membro dell’Istituto C.G. Jung di Boston, dove svolge attività di supervisione e insegnamento agli analisti in formazione. |
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Il principio
di individuazione. Verso lo sviluppo della coscienza umana "Principio d'individuazione" è un'espressione che in filosofia ha una storia lunga e insigne che va dal Medio Evo fino a Leibniz, Locke e Schopenhauer. La psicologia junghiana l'ha portato nel mondo contemporaneo, e lo ha inteso come un principio psichico che parla dell'innata tendenza umana a diventare differenziati e integrati, insomma, a diventare consapevoli del nostro fine, di chi e di cosa siamo. Nella sua concisa e attuale descrizione del processo d'individuazione, Stein inizia esponendone i due fondamentali movimenti per poi esaminare il ruolo centrale dell'esperienza numinosa, l'importanza cruciale dell'iniziazione e il peculiare spazio psichico necessario perché questo processo si svolga. Con l'aiuto di intuizioni psicologiche tratte dagli scritti di Jung, dai miti e dalle fiabe, e da anni di esperienza clinica, Stein ci offre di questo dinamico processo una brillante descrizione utile sia ai clinici che al pubblico in generale. Come movimento verso un ulteriore sviluppo della coscienza umana negli individui, nelle tradizioni culturali, e nelle arene internazionali dove le relazioni fra culture differenti sono diventate oggi un problema così pressante, la comprensione del principio d'individuazione ha rilevanza per studiosi e operatori in molti campi. |
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Il terzo
gemello L'incipit è lì sulla soglia, un salutarsi tra due sconosciuti, il Kammerspiel dell'analisi sta per iniziare. Scelte tecniche stabiliranno il setting, lo stile e il ritmo saranno il dettato di una partitura suonata a quattro mani che produce l'intertempo. L'analisi di Luca dura 5 anni, da un certo momento in poi la riproduzione del parlare analitico, depositata in resoconto delle sedute, si trasforma in un testo altro - Il terzo gemello. Nicole Janigro, nata a Zagreb (Croazia), vive e lavora a Milano. Psicoterapeuta, analista di formazione junghiana, ha svolto attività giornalistica ed editoriale e fa parte del Laboratorio analitico delle immagini (LAI). |
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Isteria
e pensiero teatrante. Una lettura
junghiana dell'isteria maschile/femminile Da tempo tra gli psicoanalisti è in atto un ritorno di interesse nei confronti dell’isteria e delle sue polimorfe manifestazioni. Appare evidente che, incurante della maggiore o minore attenzione che le si dedica, e delle relative varianti classificatorie, la presenza dell’isteria affiora continuamente nel disagio psichico di persone che chiedono aiuto all’analisi. Un approccio junghiano offre una visuale innovativa al modo di considerarla e renderla vivibile. In accordo con la concezione che Jung ha dell’inconscio, l’essenza dell’isteria - naturalmente dionisiaca prima che alienante e patologica - può essere considerata alla stregua di un meccanismo di difesa dell’Io, indipendentemente da sesso o genere. Nella valutazione junghiana il mito di Dioniso, con le molte derive simboliche in cui è tutt’oggi rintracciabile (si pensi ai rave party), può offrire una preziosa guida alla comprensione e alla cura della patologia isterica. Dioniso, il più psichiatrico degli dei greci, è il grande conciliatore degli opposti, l’equilibratore degli scompensi provocati quando, per scelta o necessità, diventiamo troppo unilaterali, irrigiditi e sopraffatti dallo sforzo di dominare il contesto. Meroni è psicoterapeuta, psicologo analista, membro del CIPA (Centro Italiano di Psicologia Analitica) e della International Association for Analytical Psychology (IAAP). |
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Psicosi
e psiconauti. Polifonia per Ofelia
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Jung e
le immagini È quasi inevitabile, ragionando sul pensiero fantastico, lo scontro con una concezione di fondo che lo svaluta, perché teorizza lo sviluppo umano come qualcosa che procede dall'inconscio alla coscienza, dal pensiero fantastico a quello razionale. Certamente il mondo di fantasie ingenue presentato dalle mitologie ha più affinità con la creatività artistica che non con la registrazione fedele del mondo reale; lo stesso vale per il mondo psichico dei primitivi, dei bambini e dei folli. Per questo, nell'interrogarsi su quale sia il significato ultimo del fantasticare, gli autori hanno voluto in primis esplorare il tema della creatività. Sappiamo che solo quando accedono a una consapevole individuale elaborazione le immagini che appaiono nel nostro mondo interiore acquisiscono uno statuto particolare e prezioso: diventano appunto creatività. E il punto focale della creatività consiste, come suggerisce Jung, nell'accettare il passaggio da una utilizzazione estetica delle immagini, che è un modo più o meno inconscio per negare le potenzialità conflittuali che esse recano, a un atteggiamento etico, che vede nelle fantasie la raffigurazione di contenuti che non sono più o non sono ancora riconosciuti dall'Io. Utilizzando una prospettiva junghiana, gli autori riconoscono nella fantasia un'opposizione al mero adattamento, o meglio una compensazione rispetto all'unilateralità del pensiero razionale. |
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La vita
logica dell'anima. Verso una nozione rigorosa di psicologia "Il libro ha un duplice obiettivo. Cerca di aprire la strada per una nozione rigorosa della psicologia e allo stesso tempo introduce l’idea (forse sorprendente) che la vita dell’anima è in fondo una vita logica. (...) Lo svolgersi delle mie riflessioni procede secondo cerchi concentrici, per così dire. Il primo capitolo solleva la questione della relazione tra la coscienza comune e la coscienza psicologica. Come si può passare dall’una all’altra? Il secondo capitolo cerca di mostrare come Jung, tra tutti gli importanti psicologi di questo secolo e le diverse scuole psicologiche, deve essere la base più meno esclusiva e il punto di partenza per la nostra ricerca di una nozione rigorosa di psicologia. Ciò che segue nei tre capitoli successivi è una valutazione critica dell’importanza del primo Jung, dello junghismo tradizionale e infine della psicologia archetipica per una precisa nozione di psicologia. (...) L’ultimo importante capitolo è dedicato all’esposizione della Nozione di psicologia (o per lo meno di un profilo schematico di essa) attraverso un’ampia analisi di un mito particolare, quello di Atteone e Artemide" (dalla Prefazione dell’autore). |
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Jung Today:
Volume 1- Adulthood - ISBN: 9781607418931 - 292 p. Conceived in two volumes, a project on the recent developments in analytical psychology, which gathers together contributions by internationally known professionals. It includes theoretical and clinical unpublished papers written by Italian analytical psychologists, together with some contributions by French, German, British and American Jungian analysts. The aim of volume one is to highlight the fertility of Jung’s analytical psychology and how basic Jungian concepts have been recognized by and integrated into modern psychology. The volume includes both theoretical and clinical contributions applied to adulthood. What emerges is the value of the Jungian and Post-Jungian approach in the treatment of so-called “new psychopathologies”, such as addictive behaviour and narcissistic disorders of various kinds, as well as other severe clinical conditions in the area of psychotic diseases. Volume Two focuses on infancy, childhood and adolescence. Theoretically, core issues such as Transference and Countertransference, the development of Identity and Sexuality, and the analytic Setting are thoroughly examined in the light of Jungian and post-Jungian theories in comparison with contemporary psychoanalytic views. Technical issues applied to the analytic work with children and adolescents are described with as much careful detail as possible. Specific clinical topics, such as hyperkinesias or obsessional disorders, and developmental breakdowns are examined in this light. On a final note, the applications of the method of Infant Observation to a Jungian understanding of psychic development in infants and young children, the issue of in-vitro fertilization, and the infant–parent therapeutic consultation are also treated in this volume. |
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