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SETTORE:
FILOSOFIA |
I miti
del nostro tempo Culto della giovinezza, idolatria dell’intelligenza, ossessione della crescita economica, tirannia della moda, ansia della perfezione corporea, perfino l’accettazione della guerra come evento ineluttabile e manifestazione di coraggio, lealtà, spirito di sacrificio. Sono i miti di oggi, o meglio, alcuni dei “falsi miti” che pervadono e plasmano la nostra società. Quelli che la pubblicità e i mass media propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che li rende appetibili e desiderabili. Galimberti li passa in rassegna, li smonta, ne denuncia la natura ingannevole, mostrando come questi falsi miti siano in realtà “idee malate”, non avvertite come tali, e quindi tanto più capaci di diffondere i loro effetti nefasti senza trovare resistenza. Un mito nasce quando i fatti e le pratiche di vita a cui si riferisce non sono formulati in un idioma appropriato. Demitizzarlo non significa negare quei fatti, ma restituirli al loro idioma. È necessario per questo un lavoro di svelamento e di smascheramento, lavoro che da sempre ha visto i filosofi impegnati in prima linea, se è vero che la filosofia - almeno la migliore filosofia - è un continuo correttivo di idee stantie, divenute egemoni per forza d’abitudine, per eccesso di pratica e di condivisione, in fondo per la pigrizia del pensiero. |
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La testa
senza il corpo. Il viso e l'invisibile nell'immaginario dell'Occidente Teste decapitate: dai crani degli indios sudamericani alle statue della grecia classica, da Dürer a Rodin, da Paul Klee a Picasso, da Cézanne a Max Ernst, da Delacroix a Francis Bacon. Teste di donne e uomini, santi e profeti, regnanti e figure mitologiche, a cavallo dei secoli e degli stili. Di questo originalissimo argomento tratta il nuovo libro della grande intellettuale francese, che sostiene con forza "la necessità di guardare alla raffigurazione in sé, ma anche la necessità di vedere ciò che non viene raffigurato, per esempio la violenza della morte, la depressione, la castrazione e i tanti altri aspetti correlati alla mutilazione". Con una prosa a metà tra il letterario e il filosofico e un ricchissimo apparato iconografico, il libro ripercorre una storia per immagini del visibile in Occidente, e diventa l'occasione per un ripensamento di alcune sue specificità, come l'importanza delle icone, che per i bizantini equivalevano anche a una forma di scrittura. Quel che infatti vediamo in un'icona è l'economia di ciò che non vediamo; essa è uno stimolo tanto a vedere quanto a pensare ciò che non è visibile. L'icona possiede dunque in sé una dimensione realmente minimalista: la sua essenza è assente da ciò che mostra. Julia Kristeva, linguista e scrittrice, psicanalista e filosofa di origine bulgara, vive dal 1964 in Francia dove ha collaborato con Foucault, Barthes, Derrida e Sollers. Psicanalista dal 1979, dopo aver seguito i seminari di Jacques Lacan, ha costruito una relazione tra la semiologia e l'analisi psicanalitica. |
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L'oracolo
di Delfi e l'isola delle capre. Le conversazioni greche del Ruolo
Terapeutico Un'isola greca, un gruppo di persone che si ritrova al bancone di un bar di un vecchio pescatore, in attesa di un ospite che li condurrà alla ricerca di emozioni e segreti. Un percorso di scoperta dello stare insieme, tra dinamiche di gruppo e meccanismi della psiche, che mette in luce il segreto della presenza dei corpi, delle espressioni gestuali, della comprensione dell'alterità. Una ninfa che danza distribuendo vino e sorrisi, grandi capre bianche che sorvegliano le coste, alberi d'arancio profumati e scogliere bianche che discendono verso il mare. In uno spazio mitologico, il gruppo trasforma i pensieri ed apre prospettive inedite sul registro affettivo dei comportamenti. Un finale a sorpresa, forse un po' amaro, mette a nudo i meccanismi inconsci nelle relazioni tra le persone e rimette in discussione tutte le certezze del racconto. Pietro Barcellona (Catania, 1936), docente di Filosofia del Diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Catania, è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura e in seguito deputato e membro della Commissione giustizia della Camera. |
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La morte
del prossimo Luigi Zoja, celebre psicoanalista di metodo junghiano, dopo aver studiato la scomparsa della figura del padre nel "Gesto di Ettore" e la spaccatura avvenuta tra "Giustizia e bellezza", due valori anticamente indivisibili, racconta in questo breve saggio una nuova forma di cinismo contemporaneo: la scomparsa della comunità e il conseguente prevalere di nuove forme di alienazione. Dopo la morte di Dio, è il turno del prossimo a essere travolto dalla modernità. Perché se il prossimo era colui che ci stava vicino, la persona che potevi toccare e con la quale potevi dialogare, oggi viviamo in una condizione di distanza istituzionalizzata e di mediazione permanente. Un viaggio nella nuova alienazione della contemporaneità, tra dominio della tecnologia e perdita del senso della comunità. |
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Teresa,
mon amour. Santa Teresa d'Ávila: l'estasi come un romanzo Un corposo volume dimenticato nella libreria: l’opera completa di una santa del Cinquecento. Quando Sylvia Leclercq – psicoterapeuta, atea, scrittrice, palese alter ego di Julia Kristeva – riprende in mano quelle pagine, è l’inizio di un incontro che si rivelerà capace di coinvolgerla e sconvolgerla inaspettatamente. Teresa d’Ávila, monaca di clausura vissuta tra il 1515 e il 1582, la riformatrice dell’ordine dei carmelitani, la santa dell’estasi, si rivela agli occhi di Sylvia una donna malata d’amore e di desiderio, al pari dei pazienti in cura sul suo divano. Di pagina in pagina, scopriamo i retroscena psicanalitici dei suoi tormenti e della sua estasi. Sylvia si introduce nelle pieghe della sua scrittura, capace di restituire, dietro l’ostentata umiltà, una rivoluzionaria coscienza di sé e un’inedita capacità di elaborazione del proprio disturbo. Teresa aveva riversato nella scrittura la propria esperienza per sublimare il possesso dell’Altro, dell’Amato, incorporandolo dentro di sé, fino a goderne in ogni parte del corpo. Kristeva, scrittrice e psicanalista, docente di Linguistica e Semiologia all’Università di Parigi, adotta la forma romanzo per restituirci il senso di quell’esperienza, riproponendola a noi contemporanei come un capolavoro di erotismo, spiritualità, consapevolezza di sé: un’esplosiva anticipazione storica del «genio femminile». |
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Perché
il mondo arabo non è libero. Politica della scrittura
e terrorismo religioso Il potere politico in Medioriente ha sempre tratto legittimità dalla religione. Questo va di pari passo con la sacralizzazione della lingua della scrittura opposta alla lingua vernacolare e quotidiana e, perciò, con la subordinazione della scrittura a fini di prestigio e di sfruttamento. Lo stato islamico non fa eccezione. Ma, come ha dimostrato in modo inconfutabile lo sceicco 'Al 'Abd al-Razek, né il Corano, né i detti del Profeta contengono la minima indicazione sui principi di governo. Con un'impostura che raramente trova uguali nella storia politica dell'umanità, i governanti si sono serviti dell'ambiguità dell'espressione "successore del Profeta" per rivendicare il potere assoluto e mettere la religione sotto la ferula dello stato. Ne è risultato un modo di governare che si regge sulla corruzione, sulla repressione e sulla censura incarnata nella suddetta politica della scrittura. Finché lo stato riesce nell'espletamento dei suoi compiti, il regime teocratico pare conforme all'ordine delle cose. Il suo fallimento non dà luogo a una rivoluzione ma a un terrorismo che giunge a contestare la sua legittimità. In effetti, i terroristi della nostra epoca fondano la loro contestazione su un dogma omicida con cui si autorizzano a ergersi giudici in materia di fede religiosa, arrogandosi un sapere che il Corano riserva espressamente a Dio. Questo libro senza compromessi è un appello sia all'uso del vernacolo come lingua di cultura sia alla liberazione dell'islam dal giogo del potere temporale. In questo modo, abbozza un quadro sorprendente dello stato attuale della cultura nei paesi arabi. |
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Il desiderio,
il sacrificio, il capro espiatorio L'analisi critica dell'opera di René Girard conduce Davide Lopez a riformulare alcuni concetti fondamentali della nostra cultura in generale e della psicoanalisi. Particolarmente efficaci le nuove tesi di Lopez sulla violenza di gruppo e sulle vittime, sulla natura del sacrificio e sul capro espiatorio. Nelle modalità del sacrificio e dell'assassinio del capro espiatorio, Lopez introduce nuovi attori: i mandanti. Quanto al desiderio, massimamente svalutato sia in Occidente che in Oriente, esso è concepito da Lopez come sintesi della libido di Freud e della volontà di potenza di Nietzsche, e in quanto tale costituisce il motore fondamentale della vita sia degli individui che dei gruppi. |
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Il metodo
4. Le idee: habitat, vita, organizzazione, usi e costumi Che rapporti abbiamo con le idee? Non siamo forse capaci di vivere, uccidere o morire per un'idea? Le nostre menti sono totalmente asservite alle idee consolidate? Non possiamo permettere alle idee di ridurci in schiavitù, ma possiamo resistere alle idee solo mediante altre idee. Nel quarto volume del suo Metodo, Morin considera la conoscenza dal punto di vista delle condizioni sociali e culturali che presiedono alla sua formazione, fornendo un'agile introduzione al mondo delle credenze e delle idee. |
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A scuola
di libertà. Formazione e pensiero autonomo La mancanza di pensiero, la ripetizione di verità diventate vuote e trite sembrano tra le principali caratteristiche del nostro tempo. Quello che l'autrice propone perciò è molto semplice: insegnare a pensare a ciò che facciamo. Una civiltà che ha cura di sé, e dunque tiene in massimo conto il valore della libertà, non può non dedicare risorse alla formazione di un pensiero autonomo. Per questo vanno organizzati adeguati contesti di apprendimento, che facciano acquisire pratica del come pensare senza prescrivere che cosa si debba pensare né quali verità debbano essere credute. |
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Elogio
del conflitto Nella nostra vita pubblica e privata l’idea stessa di conflitto è stata bandita. O, più precisamente, tendiamo a essere intolleranti verso qualunque forma di opposizione e conflittualità, rendendoci di fatto ciechi verso gli aspetti positivi, progressivi, di crescita sociale e individuale che il “conflitto” racchiude (come ben sanno, per esempio, gli psicologi). Questo libro esplora le radici e gli effetti perversi della rimozione del conflitto dallo scenario contemporaneo: rifiutiamo il conflitto e ci lasciamo invadere dall’ideale della trasparenza, decisi a sradicare ogni ombra, ogni opacità nella nostra relazione con l’altro o con gli altri. Ma questa è un’illusione pericolosa: così facendo si finisce con l’annullare qualsiasi confronto e con l’aprire la porta ad un uso politico della minaccia del conflitto (minaccia terroristica, ma anche demonizzazione del conflitto sociale, criminalizzazione del dissenso interno ecc.). La rimozione del conflitto, la negazione della sua natura ineliminabile e anzi di positivo corollario dell’esperienza umana, ha in sé il rischio della patologizzazione di ogni contestazione, della criminalizzazione di ogni divergenza dalla norma, e porta con sé l’effetto “stabilizzante” di ogni ideologia totalitaria che, calandosi all’interno di ciascun individuo come dispositivo interiorizzato di autocontrollo, garantisce il compiuto trasferimento della logica del potere dalla sua forma “antica” di potere sovrano alla sua forma tipicamente contemporanea di potere disciplinare. |
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La via
dell'amore A ispirare l'opera di Luce Irigaray è la ricerca di un futuro più giusto e felice per l'umanità. Lo intravede nella scoperta, teorica e pratica, di una relazione con l'altro nutrita di rispetto reciproco per le differenze, di un rapporto a due che conduce a una globalizzazione possibile e non distruttiva della soggettività individuale e delle culture. Questo libro è un tentativo di ripensare e rifondare la filosofia occidentale, scardinando le tradizioni sapienziali della nostra cultura. Un rifiuto opposto ai tecnocrati del logos che hanno trasformato la saggezza in costruzione razionale e concettuale, appannaggio dei pochi iniziati di circoli intellettuali e accademici. Al centro di questa ricerca filosofica, non gli aspetti mentali o cognitivi, ma uno sguardo concentrato sulla dimensione concretamente intersoggettiva, sull'esperienza umana, sull'elaborazione di un discorso volto al "saper vivere" prima che al "saper morire". Una saggezza che prima di essere parola, sarà toccare carnale, conoscenza del cosmo come corpo e come universo, riconoscimento delle differenze tra individui. Il nuovo filosofo sarà quindi lontano da quello che Irigaray descrive "mediocre compagno di vita: bambino in amore e amante dei bambini più che delle donne". |
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La vita
delle immagini Jean-Jacques Wunenburger si conferma con questo volume come il più autorevole esponente contemporaneo dell'impegno filosofico e antropologico che, da Gaston Bachelard a Gilbert Durand a Henry Corbin, ha cercato di restituire importanza, spessore, ruolo conoscitivo e potenza trasformativa al mondo delle immagini. Dopo la "Filosofia delle immagini" (pubblicato in Italia nel 1999), il filosofo francese propone qui un lavoro sfaccettato ma sostanzialmente unitario in cui la fenomenologia dell'immaginario appare solcata in varie direzioni per attestarsi comunque intorno ad un nucleo di gravitazione fondamentale: il riconoscimento di valore e di potere cognitivo al tanto disprezzato (dai razionalisti e fiscalisti della filosofia) cosmo delle immagini. |
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Opere complete.
I. Ermeneutica - Tomo I Il pensiero di Vattimo è strettamente legato alla nascita e agli sviluppi dell’ermeneutica filosofica contemporanea. La filosofia dell’interpretazione è l’indirizzo al quale ha concorso in prima persona, contribuendo a farne una vera e propria koiné culturale del '900. I testi raccolti in questo primo tomo dell’Ermeneutica risalgono ai primi anni della sua formazione filosofica, dalle ricerche di natura estetica alle discussioni culturali degli anni Sessanta. Il risultato più significativo di questa elaborazione è Il concetto di fare in Aristotele, uno studio sull’“estetica della produzione” che mette in dialogo il concetto aristotelico di “imitazione” con le riflessioni delle estetiche contemporanee. Le indagini di natura estetica sono la base per una serie di sviluppi che diverranno fondamentali per il pensiero di Vattimo. Accanto al saggio citato, questo primo tomo raccoglie in altre due sezioni i Saggi e le Recensioni pubblicati su questi argomenti negli stessi anni (1956-1964), da cui emergono i primi elementi di continuità del suo pensiero. |
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La vita
schiva. Il sentimento e le virtù
della timidezza La timidezza oggi non è di moda. L’essere timidi è ritenuto spesso uno svantaggio, persino una malattia, una paura di vivere, un sottrarsi alle competizioni. L’aggressività, il farsi largo non le appartengono, non contraddistinguono l’uomo e la donna sempre un po’ in disparte, il cui ritrarsi è indizio di pacatezza e riserbo. Questo libro controcorrente non vuole dare consigli per superare un tratto così intensamente umano. Sta invece dalla parte di chi ancora arrossisce, e considera la timidezza una sensibilità da valorizzare, un intreccio di virtù – saper tacere, essere discreti… – che si traducono in un modo più luminoso di stare al mondo. Duccio Demetrio insegna Filosofia dell’educazione all’Università di Milano Bicocca. Nella collana “Minima” ha pubblicato con grande successo Raccontarsi (1996), Elogio dell’immaturità (1998), Autoanalisi per non pazienti (2003) e Filosofia del camminare (2005). |
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Schegge
di sapienza, frammenti di saggezza, e un po’ di follia La promessa di questo libro è che la sapiente saggezza, condita con un pizzico di follia, conduce a questa soluzione: si può certamente vivere la vita piacevolmente, librandosi sul mondo della colpa, del sacrificio, del risentimento, della sofferenza, della rabbia e della paura, sospinti dal flusso vitale del godimento, ad un tempo lieve ed intenso, di tutte le cose, di tutti gli incontri, festosamente, custodendo il ritmo, il gioco e il gusto. E venga pure la morte. |
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